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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





9 febbraio 2010


NUOVE PROVE SUL RUOLO DEI SERVIZI DI SICUREZZA SERBI IN BOSNIA

Jovica Stanisic con Radovan KaradzicI servizi di sicurezza serbi erano coinvolti nei crimini di guerra compiuti durante la guerra di Bosnia. Le nuove prove sono state presentate al processo contro Jovica Stanišic, ex capo della Divisione per la Sicurezza Nazionale, e il suo assistente Franko Simatovic Frenki. Ne ha scritto Dejan Anastasijevic sul settimanale belgradese "Vreme" in un articolo pubblicato il 28 gennaio (titolo originale Papirni trag zlocina) che potete leggere in italiano sul sito di Osservatorio Balcani (traduzione di Daniele Scarpa).

Stanišic e Simatovic sono imputati per crimini contro l'umanità e gravi violazioni delle leggi di guerra. Secondo l'accusa avrebbero creato, addestrato e armato una serie di unità paramilitari responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi in Croazia e in Bosnia. La più importante di queste era l'Unità per le Operazioni Speciali (JSO), i famigerati "Berretti rossi", ma secondo l'accusa anche molte altre unità erano sotto il controllo di Jovica e Frenki: dalle "Tigri" di Arkan, agli "Scorpioni", alle "Pantere", a molti altri. L'accusa sostiene che gli imputati hanno addestrato e armato anche i volontari di Šešelj che hanno compiuto crimini insieme ai paramilitari.

A sostegno delle proprie accuse la procura ha portato una serie di documenti secondo i quali uomini delle unità paramilitari che hanno compiuto crimini in Bosnia erano pagati dai Servizi di Sicurezza della Serbia un nuovo testimone, protetto con la sigla JF-005, che ha dichiarato di essere stato reclutato nei "Berretti Rossi" all'inizio del 1992 e addestrato con una cinquantina di volontari in un campo segreto sul monte Ozren comandato da Radojica Rajo Božovic, uno dei comandanti della JSO. Il testimone, inoltre, era presente alla famosa celebrazione dell'anniversario della JSO a Kula nel 1997, quando Miloševic fece visita ai "Berretti rossi" e la cui registrazione video finora è stata mostrata più volte come prova nei processi all'Aja. Finora le prove esibite erano soprattutto indirette, i testimoni pochi e a volte non attendibili. Grazie al nuovo teste JF-005 e alla nuova documentazione l'accusa ha ora una maggiore spazio di manovra.

Se le accuse saranno provate, scrive Anastasijevic su Vreme, "nelle prossime settimane e mesi, in questo processo e in altri, sentiremo ancora altri nomi di persone che per il 'lavoro sul campo' in Bosnia e in Croazia ricevettero denaro dalla Sicurezza di Stato. Si tratta di qualcosa che sapevamo tutti in teoria, ma ora il Tribunale è in possesso della prova cartacea che dimostra che i Servizi di sicurezza, come organo statale della Serbia, erano direttamente implicati negli episodi più terribili della guerra in Bosnia. Tutto ciò potrebbe avere anche gravi conseguenze politiche, in particolare nel contesto del dibattito parlamentare sulla dichiarazione su Srebrenica. Cosa succederebbe se si riscontrasse che gli "Scorpioni", come compenso per l'esecuzione filmata a Trnovo, hanno ricevuto una diaria proveniente dalle casse dello Stato, e cosa si direbbe sul ruolo della Serbia nella guerra alla quale non ha partecipato?".


8 febbraio 2010


LA CROAZIA TRA UE E SERBIA

La Croazia punta all'adesione all'Unione Europea nel 2012. I negoziati in corso sono ripartiti nelle ultime settimane del 2009 dopo essere stati bloccati per mesi dal veto sloveno a causa del contenzioso sui confini tra i due Paesi. La Spagna, presidente di turno dell'Ue promette di sostenere le aspirazioni di Zagabria. Sul tappeto restano però ancora diversi problemi, primo fra tutti il capitolo giustizia: Bruxelles chiede una svolta decisa nella lotta alla corruzione e alla lotta alla criminalità organizzata. Una questione che è stata uno dei cavalli di battaglia del neo presidente croato Ivo Josipovic e sul quale si è impegnata anche la premier Jadranka Kosor. Nel frattempo la Serbia, per bocca del ministro degli Esteri Jeremic, auspica buone relazioni tra i due Paesi.
Su questi argomenti riporto qui di seguito la trascrizione della parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 febbraio su Radio Radicale.

La presidenza spagnola promette maggiore impegno per l’ingresso della Croazia nell’Ue
Il ministro degli esteri della Spagna, il paese che presieda all’Ue, Miguel Angel Moratinos ha rilevato che il suo Paese durante il semestre di presidenza dedichera’ la maggior possibile attenzione alla Croazia, informa l’agenzia di stampa croata Hina. Il ministro spagnolo ha dichiarato che e’ desiderio della Spagna che “la Croazia realizzasse il maggiore progresso nel processo di negoziati e che, se sara’ possibile, concludesse questo processo entro la fine della presidenza spagnola, ma in ogni caso entro la fine del 2010. Moratinos lo ha detto durante il dibattito alla Commissione esteri del PE. Alle domande dei parlamentari europei relative alle riserve slovene sull’apertura di tre capitoli bloccati, Moratinos ha risposto che sulla soluzione del problema bilaterale la presidenza spagnola sta’ lavorando sia con la Croazia che con la Slovenia. Ha annunciato che alla conferenza intergovernativa di adesione che si svolgera’ questo mese, la Croazia potra’ aprire due capitoli. Dopo l’accordo sull’arbitrato tra le due parti coinvolte, Ljubljana ha mantenuto le riserve sull’apertura di tra capitoli: ambiente, pesca e politica estera, di sicurezza e difesa. Il premier sloveno Borut Pahor e il ministro degli esteri Samuel Zbogar hanno annunciato il mese scorso la possibilita’ che fino alla prossima conferenza di adesione siano eliminate le riserve relative ai capitoli ambiente e pesca. Il ministro Moratinos ha annunciato inoltre che prossimamente si rechera’ in visita a Zagabria.

Belgrado vuole buone relazioni con il nuovo presidente croato
Quanto alle relazioni della Serbia con i paesi vicini della regione, sembra ammorbidirsi la retorica nei confronti della Croazia. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic in una intervista alla televisione di stato serba RTS, ha detto che la Serbia vuole le migliori relazioni possibili con la Croazia con la quale ha ancora molte questioni aperte. Jeremic ha precisato che con il nuovo presidente croato, Ivo Josipovic, Belgrado vuole stabilire quel tipo di rapporti che non sono stati possibili con il presidente uscente, Stjepan Mesic. Ma anche Josipovic, ha messo un granello di sabbia negli occhi serbi quando ha detto di capire le frustrazioni della Serbia relative al Kosovo e che il Kosovo e’ una realta’ sulla quale non si puo’ tornare indietro. Secondo il ministro degli esteri serbo, una tale formulazione non va bene quando si tratta di relazioni delicate nel vicinato. Jeremic afferma che la parte serba e’ molto diponibile e non rinuncera’ alle soluzioni di questioni aperte con la Croazia – innanzitutto quanto si tratta di questioni di confine e del rientro di profughi ma anche altro. Propone che entrambe le parti si astengano da parole pesanti e di tentare con un impegno congiuto di realizzare un futuro comune. E il direttore del Fondo balcanico per la democrazia, Ivan Vejvoda ha valutato giovedi’ che la collaborazione dei paesi della regione e’ migliore rispetto all’immagine che si trasmette a causa delle “turbolenze superficiali”. “Lo attestano il livello e l’intensita’ della cooperazione in diversi settori – dall’economia alla cultura e prevedo che le relazioni regionali nel corso di quest’anno saranno ancora migliori” ha detto Vejvoda alla presentazione a Belgrado della rivista periodica “Le sfide delle integrazioni europee”. Vejvoda ha rilevato che per le buone relazioni regionali ci sono due principali presupposti: il desiderio di tutti i paesi dell’Europa sudorienatale di aderire all’Ue e la posizione di tutti i leader eletti democraticamente che bisogna risolvere i problemi in modo pacifico, con mezzi diplomatici e in modo istituzionale.


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7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN CROAZIA ED IN SERBIA

di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.



CROAZIA
Entro due anni voglio una Croazia che concludera’ i negoziati di adesione all’Ue e avra’ una data concreta per l’ingresso nell’Unione, una Croazia nella quale potremmo dire che siamo usciti dalla crisi e di essere soddisfatti con la lotta alla corruzione e ogni forma di criminalita’” ha sottolineato lunedi’ sera la premier croata Jadranka Kosor, ospite della trasmissione ‘Notiziario plus’ della TV di stato HTV. Jadranka Kosor ha ribadito che la lotta alla corruzione, l’ingresso nell’Ue e il rafforzamento dell’economia sono i tre principali obbiettivi del suo esecutivo nel 2010 e ha ricordato le misure che il Governo ha intrapreso per lo sviluppo economico menzionando anche altri programmi che il governo di coalizione guidato dall’HDZ ha preparato per il 2010, quali le misure per la piccola e media impresa. Ha annunciato anche nuove misure per l’industria tessile di un valore di 100 miglioni di kune croate (circa 14 miglioni di euro) nonche’ le misure per aiutare l’edilizia. La premier croata ha spiegato che in questo momento non sarebbe reale ne’ giusto riflettere sull’abolizione della cosidetta tassa di crisi e di altre misure impopolari intraprese per uscire dalla crisi economica. Jadranka Kosor ha detto di essere consapevole che la tasse di crisi bisogna abolirla al piu’ presto e ha assicurato che “appena sara’ possibile, lei sara’ la prima a chiderlo”. La Kosor ha ribadito che questa legge sara’ in vigore fino al 31 dicembre 2010.
Un recente sondaggio effettuato nel dicembre 2009 su un campione di 1.500 intervistati ha mostrato come la crisi economica viene sentita dai cittadini croati e che impatto ha sulla loro vita. Secondo questo sondaggio, la crisi si sente in 82 percento delle aziende croate. Il maggior numero di intervistati, l’82 percento, hanno dichiarato che la crisi economica si sente nell’azienda in cui lavorano, mentre l’11 percento affermano di non sentire ancora la crisi ma sono convinti che questo avverra’. La meta’ dei cittadini intervistati, ritiene che la crisi durera’ ancora per uno o due anni, mentre il 43 perceno sono piu’ pessimisti e pensano che la crisi durera’ piu’ di due anni. Gli ottimisti invece, ma sono soltanto il 7 percento, credono che si uscira’ dalla crisi economica gia’ quest’anno. I cittadini piu’ ottimistici sono quelli che lavorano nelle aziende private. Anche se la lotta contro la crisi economica include maggiormente decisioni e misure difficili, il maggior numero di intervistati sono disponibili ad affrontare tali problemi. Cosi’ il 41 percento ritiene che loro stessi sarebbero proprietari ideali delle aziende in cui preferirebbero lavorare. Il 20 percento ritiene che sarebbe ideale lavorare per i proprietari stranieri, mentre il 18 percento lavorerebbe per lo Stato.
I piu’ impopolari sono i proprietari di aziende croati per i quali lavorerebbe il 17 percento di cittadini.
Perfino 94 percento di intervistati ritiene che la crisi ha influenzato la loro vita, il 46 percento ha dichiarato che essa ha un forte impatto sulla loro vita, mentre per il 50 percento, la crisi si sente poco. Solo 4 percento di cittadini ha dichiarato che la crisi non ha influenzato la loro vita. Attualmente il 45 percento di intervistati, hanno paura maggiormente di malattie, per il 20 percento il piu’ grande timore e’ quello di perdere il lavoro, mentre il 14 percento di cittadini pensa che la piu’ grande minaccia alla loro vita e’ la crisi economica. Un terzo dei cittadini croati intervistati non ha un debito privato, il 27 percento e’ indebitato fino a 5.000 euro, il 22 percento tra 5.000 e 30.000 euro mentre il 16 percento ha un debito di oltre 30.000 euro. I piu’ indebitati sono i cittadini tra 31 e 40 anni. Il maggior numero, il 63 percento, non intendono prendere un mutuo nel 2010, un quarto e’ ancora indeciso mentre soltanto l’11 percento e’ intenzionato a indebitarsi nel corso di quest’anno.

SERBIA
Dopo una serie di anni buoni, il 2009 viene ritenuto come uno dei peggiori anni per l’economia della Serbia, colpita dalla crisi economica, le cui conseguenze – si prospetta – si sentiranno ancora a lungo. Ne ha parlato recentemente, in una intervista per la Radio internazionale di Serbia, il presidente della Camera di commercio della Serbia, Milos Bugarin. Secondo Bugarin, l’economia serba ha segnato, dopo i cambiamenti democratici del 2000, una costante crescita di attivita’ economiche che grazie ad una seria riforma strutturale dell’intero sistema economico, ha visto l’aumento del prodotto interno lordo in media di 4,5 percento.
Bugarin ha evidenziato che nello stesso periodo vi e’ stato un grande afflusso di denaro dalla privatizzazione e dagli investimenti diretti stranieri. Nel momento in cui l’economia serba ha ripreso vita e quando e’ stato fermato il blocco nello sviluppo tecnologico di diversi decenni – spiega Bugarin – il paese e’ stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Attualmente vi e’ un drastico calo del prodotto interno lordo, sottolinea il presidente della Camera di commercio serba, il che ha protato al blocco di moltissime imprese, ad un alto livello di mancata liquidita’ nell’economia serba e ad una forte recessione causando anche determinati disordini sociali.
Tuttavia, la Cemera di commercio e’ dell’opinione che il governo di Mirko Cvetkovic e’ riuscito in qualche modo a sconfiggere la crisi economica. Le misure intraprese dal governo durante l’anno di crisi, hanno assicurato la stabiita’ del settore finanziario e attraverso alcuni pacchetti di misure sono stati ammortizzati i colpi della crisi finanziaria mondiale, afferma Bugarin. Le principali critiche dicono che si tratta di misure a breve termine e che non ci sono state invece proiezioni a medio e lungo termine. Secondo Bugarin e’ un grande successo il fatto che esiste il dialogo tra gli imprenditori e il governo, grazie al quale una buona parte dei loro suggerimenti e’ diventata parte integrante della politica economica del Paese. In questo modo – evidenzia Bugarin – la Camera di commercio della Serbia, con il suo status nazionale, e’ posizionata come un serio negoziatore e partner del governo.
Va ricordato che a fine del 2009 e’ stata raggiunta la liberalizzazione dei visti e sempre nel 2009, sbloccato l’Accordo commerciale transitorio. Belgrado ha applicato per un anno in modo unilaterale l’Accordo. Le decisioni di Bruxelles, nonostante il proseguimento del veto sull’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, rappresenta una specie di premio per la strada europea della Serbia e la sua determinazione di andare avanti sulla strada delle riforme necessarie. E lunedi’, formalmente e giuridicamente e’ iniziata l’attuazione commerciale transitoria dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.
L’accordo transitorio con l’Ue porta ai cittadini della Serbia, in quanto consumatori, una maggiore scelta di merci di diversa qualita’ e a diversi prezzi, ha spiegato per il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ Milica Delevic, direttrice dell’ufficio del governo per le integrazioni europee. Come ha spiegato la Delavic, lunedi’ e’ stata formalizzata la decisione del Consiglio di ministri dell’Ue dello scorso 7 dicembre la cui attuazione e’ iniziata in modo non formale gia’ il giorno dopo.
La Serbia si trova adesso nel secondo anno di libaralizzazione, ha un termine di sei mesi per stabilire la zona di libero commercio con l’Ue che implica la graduale abolizione delle tasse doganali e quote nel comune commercio. Questo termine scade nel 2014, ha detto Milica Delevic. “Attraverso questo accordo lo stato ottiene la possibilita’ di realizzare interessi economici per i cittadini e per l’economia. Dal punto di vista politico, questa e’ l’occasione di creare ulteriori presupposti per le integrazioni eurpee” ha evidenziato la direttrice dell’ufficio governativo per le integrazioni europee.
Questo e’ un passo di transizione della Serbia dallo status di candidato potenziale allo status di vero candidato all’adesione nell’Ue. Questo status apre i fondi di preadesione nell’ambito dei quali per l’agricoltura i piu’ importanti sono i fondi destinati allo sviluppo rurale” ha spiegato Milos Milovanovic, viceministro dell’agricoltura. Secondo gli esperti serbi, l’Accordo e’ un segnale molto positivo per le ditte euro-occidentali che vogliono stabilire la cooperazione e il partenariato con le piccole e medie imprese in Serbia.


4 febbraio 2010


LA SERBIA TESTA DI PONTE DELLA PENETRAZIONE ECONOMICA CINESE NEI BALCANI

Il presidente serbo Boris Tadic con il presidente cinese Hu JintaoAlla fine di agosto dell'anno scorso scrivevo in questo blog che chi pensa che i Balcani siano un'area complicata e per molti versi incomprensibile, una regione marginale rispetto alle grandi partite geo-strategiche in corso e dunque non particolarmente significativa nel ridisegno dei rapporti di forza a livello globale, avrebbe fatto meglio a ricredersi e a tenere d'occhio da una parte le mosse dei grandi attori mondiali nella regione e dall'altra la politica estera della Serbia, che dei Balcani è il paese chiave. Il riferimento era alla visita in maggio a Belgrado del vice-presidente americano Joe Biden, a quella che sarebbe poi avvenuta in autunno del presidente russo Medvedev, ma soprattutto alla visita ufficiale del presidente serbo Boris Tadic a Pechino, dove si era recato dal 20 al 24 agosto insieme al ministro degli Esteri Jeremic, al ministro dellEconomia Dinkic e ad una folta delegazione di imprenditori: l’obiettivo della visita era quello di portare in Serbia gli investimenti di una delle potenze economiche e politiche più importanti al mondo. Un obiettivo pienamente raggiunto, visto che la missione serba era rientrata con in tasca una serie di accordi significativi sul piano politico e soprattutto economico che confermavano quanto dichiarato dal presidente Tadic alla vigilia del viaggio: la Cina è il quarto pilastro” della politica estera serba, insieme a Washington, Mosca e Bruxelles.

La partnership economica strategica siglata la scorsa estate tra Belgrado e Pechino inizia ora a dare i suoi frutti: ieri a Belgrado è stato infatti firmato il contratto preliminare tra la "Elektroprivrede Srbije", la compagnia elettrica nazionale serba, e la Cmec (China national machinery & equipment import & export corporation), in base al quale quest'ultima investirà oltre un miliardo di dollari nel potenziamento della centrale termoelettrica serba di Kostolac, sul Danubio. L'accordo prevede, inoltre, il potenziamento della capacità della vicina miniera di Drmo attraverso la realizzazione di un terzo impianto che verrà consegnato "chiavi in mano" a Belgrado. Una formula quanto mai allettante per le repubbliche dell'ex Jugoslavia bisognose di nuove infrastrutture per rilanciare le loro economie già deboli ed ora colpite dalla crisi globale. E proprio nel settore delle grandi opere infrastrutturali i cinesi hanno espresso un grande interesse per la realizzazione del secondo ponte sul Danubio a Belgrado, opera cruciale per i piani di sviluppo della città. I Balcani diventano quindi per la Cina la base di partenza ideale per penetrare il mercato europeo dell'energia e delle infrastrutture e la Serbia un partner disponibile nella regione. Belgrado, da parte sua, nella Cina trova da una parte un investitore internazionale di peso nella propria economia e dall'altro un alleato politico chiave per la difesa della sua sovranità sul Kosovo. La Cina, infatti, alle prese con le spinte separatiste all'interno dei propri confini, in Tibet e nel Turkestan orientale, vede nella secessione del Kosovo un "pericoloso precedente" e per questo non ha esitato a schierarsi a difesa della causa serba all'Onu e alla Corte internazionale di giustizia chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza secondo il diritto internazionale.

Gli ottimi rapporti tra Cina a Serbia hanno le loro radici negli anni 70, quando lostilità che per un certo periodo aveva caratterizzato i rapporti tra Mao e Tito lasciò via via il posto ad un riavvicinamento che proseguì anche dopo il disfacimento della Jugoslavia e che Slobodan Miloševic strinse ulteriormente anche per rispondere allisolamento internazionale. Non fu un caso che durante la guerra del Kosovo, i caccia americani colpirono l'ambasciata cinese a Belgrado, anche se poi la versione ufficiale di Washington parlò di "errore". Il bombardamento fece stringere ulteriormente i rapporti tra i due paesi, che non mutarono nemmeno dopo la caduta di Slobo e la vicenda dell'indipendenza del Kosovo ha ribadito la comunanza di vedute rispetto ai problemi di sovranità. Proprio questa convergenza è stata alla base dell'accordo di collaborazione strategica firmato nell'agosto scorso a Pechino dal presidente serbo Boris Tadic e dal suo omologo cinese Hu Jintao. Si noti che la Serbia ha ottenuto una partnership strategica che la Cina al momento ha accordato a non molti altri paesi al mondo. Per la Cina interessata ad ampliare la propria presenza in Europa attraverso i paesi economicamente emergenti impegnati nel processo di integrazione nellUE la Serbia diventa una testa di ponte attraverso cui Pechino applica il suo progetto al resto dei Balcani: l'intesa economica legata a quella politica.


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1 febbraio 2010


ROM A BELGRADO

Da Repubblica .It

Un anno fa, all'inizio di febbraio del 2009, la bidonville rom costruita sotto il ponte stradale di Gazela, a Belgrado, fu distrutta in un terribile incendio. L'amministrazione comunale ha sfruttato l'occasione per espellerne tutti gli abitanti. In seguito, in aprile, l'accampamento illegale del Blok 67, a Novi Beograd, è stato abbattuto. Il municipio di Belgrado prosegue la sua iniziativa di "pulizia sociale", ma i Rom cacciati in provincia muoiono di fame e di freddo.
Ne scrive Goran Antic in un reportage pubblicato il 21 gennaio sul sito del Balkan Investigative Reporting Network (in inglese). L'articolo è disponibile anche in francese sul sito del Courrier des Balkans. Se ne raccomanda la lettura.


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31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.

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