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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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11 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE: I BALCANI E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri - mercoledì 10 febbraio - su Radio Radicale questa settimana è dedicato al problema della criminalità organizzata e della corruzione nei Balcani occidentali. La minaccia delle mafie balcaniche, oltre a gravare pesantemente sul processo di integrazione dei Paesi della regione, tocca anche la stessa sicurezza europea perché i Balcani occidentali sono una delle zone principali dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’Unione Europea. E' l'avvertimento degli analisti americani contenute in un rapporto consegnato verso la fine dello scorso anno al Congresso Usa.
Traffico di droga, contrabbando di sigarette e traffico di esseri umani sono le attività principali delle organizzazioni criminali nella regione che oltre a rallentare lo sviluppo economico e a minare lo stato di diritto, minacciano la sicurezza dell'intera Europa e potrebbero destabilizzare seriamente i paesi dei Balcani occidentali – Serbia, Montenegro, Albania, BiH, Macedonia e Croazia. Gli specialisti americani sottolineano che nei Paesi della regione si è rafforzato il legame tra le organizzazioni criminali, le elite politiche e i criminali di guerra e proprio per questo la criminalità potrebbe essere il principale motivo di escalation delle violenze e del caos nella regione nei prossimi anni.
A parte la Croazia, che nei prossimi anni (molto probabilmente nel 2012) sicuramente diventerà il 28esimo paese dell’Ue, e forse la Serbia, gli altri Paesi balcanici avranno bisogno di molto più tempo per l'ingresso nell’UE poiché il ritardo delle processo delle riforme richieste da Bruxelles si lega alla attuale crisi globale che ha colpito economie deboli messe ulteriormente in difficoltà dalla dilagante corruzione e dalla collusione tra politica e criminalità. La trasmissione analizza in particolare la situazione in Croazia, Serbia, Albania e Kosovo.

Ascolta lo Speciale del 10 febbraio sul sito di Radio Radicale


28 ottobre 2009


LA LOTTA CONTRO LA CORRUZIONE IN CROAZIA

Un'immagine della campagna contro la corruzione lanciata in Croazia

di Marina Sikora (*)

Il rapporto annuale sul progresso della Croazia verso gli standard europei recentemente pubblicato ha messo in primo piano il capitolo negoziale piu’ importante, quello della giustizia, con particolare accento sul problema della lotta alla corruzione poiche’ questo resta il maggior problema della societa’ croata. Ormai e’ l’opinione pubblica a chiedere di fare luce su molti casi per anni irrisolti: a causa di influenze o pressioni che arrivano dal mondo della politica, diverse indagini relative alla corruzione sono state fermate.

"La corruzione e' ancora diffusa in molte sfere della societa' e sebbene il numero complessivo di casi indagati sia in costante crescita, il numero di condanne definitive e' molto ridotto", si e’ potuto leggere nel rapporto della Commissione europea. A Bruxelles non hanno voluto fare commenti sulle recenti indagini ed arresti dell’USKOK, l’Ufficio per la sopressione della corruzione e criminalita’ organizzata, come nemmeno sulle richieste per la destituzione dei singoli ministri croati. I costanti ammonimente indirizzati a Zagabria da parte della Commissione europea pare che abbiano in qualche modo spinto le autorita’ croate a un passo in avanti verso azioni concrete e riforme necessarie.

Senza risultati concreti, vale a dire processi giusti e sentenze, la Croazia non potra’ dimostrare di essere pronta veramente ad aderire all’Ue. Il commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn afferma che “che le sollecitazioni relative al processo di allargamento, che arrivano dall’Ue, possono influenzare e promuovere le riforme in Croazia”. “Non posso commentare i singoli casi e indagini” ha detto Ollire Rehn, “ma so che una seria lotta contro la corruzione, sia ad un livello piu’ basso, che quello alto, nonche’ la sopressione della criminalita’ organizzata, e’ quello che richiedono anche gli stessi cittadini croati.

L’Unione condivide le preoccupazioni dei cittadini a causa della corruzione. Sicuramente salutero’ il progresso relativo a queste attivita’” ha sottolineato l’eruocommissario aggiungendo che “la Croazia si sta’ avvicinando al suo obbiettivo, ma gli sforzi delle riforme devono essere rafforzati, e a tal proposito le riforme nella giustizia e la lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata sono le piu’ importanti”.

E tra i diversi casi di acceso dibattito politico in paese, vi sono le vicende in questi giorni collegate agli arresti del presidente di una delle maggiori societa’ agroalimentari croate, la Podravka di Koprivnica, del suo predecessore nonche’ altri quattro manager della stessa azienda. I dirigenti della Podravka sono stati arrestati qualche giorno fa per il sospetto di malversazione riguardo alle azioni della societa’, piu’ precisamente, sono sospettati di aver tentato, con i fondi della societa’ e tramite conti prestanome o di favore, di acquistare a proprio titolo il pacchetto di controllo delle azioni della Podravka.

La procura nazionale croata li ritiene responsabili di un danno causato alla Podravka di circa 34 milioni di euro, di abuso d'ufficio, falso in bilancio e di associazione a fini criminali. I dirigenti sospettati affermano che le operazioni finanziarie per le quali sono stati arrestati erano legali. In tutto questo spicca anche il fatto che alcuni anni fa ai vertici dell'azienda vi era anche l'attuale vicepremier e ministro dell'economia Damir Polancec. Secondo le accuse che arrivano innanzitutto da parte dell’opposizione croata e la stampa e' difficile pensare che il ministro fosse stato all'oscuro delle operazioni sotto inchiesta.

L’altro caso di discussione in primo piano nel Paese, oggetto anche di dibattito in Parlamento e’ il caso dell’ex ministro della Difesa croato, esponente anche lui del partito governativo, ‘HDZ, Berislav Roncevic. Per come si stanno sviluppando le cose, potrebbe capitare che dopo cinque anni di indagini da parte della procura per la lotta al crimine organizzato, Roncevic diventi il primo politico di cosi’ alto rango in Croazia ad essere formalmente accusato di corruzione. La procura croata ha inviato infatti al Sabor la richiesta per revocare l'immunita parlamentare per poter procedere contro il deputato Bersilav Roncevic che dal 2004 al 2007 ha svolto l’incarico di ministro della Difesa nel governo dell’ex premier Ivo Sanader. L'ex ministro e' sospettato di aver cancellato nel 2004 un bando per l'acquisto di camion per l'esercito croato e di aver dato l'appalto direttamente a un offerente il cui prezzo era di 1,5 milioni di euro maggiore rispetto a quelli offerti da altri nell'ambito del bando di concorso. C’e’ anche da sottolineare che la notizia sulle accuse contro Roncevic e' arrivata a poche ore dalla diffusione del rapporto della Commissione europea sulla Croazia.

Il sito della campagna contro la corruzione in Croazia

Il video della campagna contro la corruzione


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 ottobre scorso a Radio Radicale e riascoltabile su www.radioradicale.it


29 giugno 2007


FINANCIAL TIMES: CON ROMANIA E BULGARIA A RISCHIO LA CREDIBILITÀ DELL'UE

L'Unione europea rischia di "esporsi al ridicolo" se non sarà rigorosa nei confronti di Romania e Bulgaria. E' la dura presa di posizione del Financial Times secondo cui l'Ue non deve più transigere sull'applicazione di standard europei nei due Paesi che nonostanti siano entrati nell'Unione il 1 gennaio non hanno ancora realizzato riforme contro la corruzione. "L'imbarazzante verità è che l'Ue sapeva da tempo che Romania e Bulgaria non sarebbero state pronte per l'adesione nel 2007. I funzionari sapevano che crimine e corruzione sarebbero stati grandi ostacoli, in particolare per la Bulgaria. Ma sono andati avanti, ritenendo (correttamente) che la pubblica opinione si stava muovendo velocemente verso l'allargamento. Ritardi avrebbero bloccato l'intero processo", spiega il quotidiano della City.
Solo che, sottolinea il FT, l'ingresso nell'Ue in tempi brevi avrebbe funzionato "se le condizioni fossero state dure" e invece non è andata così. "Questo approccio codardo - continua il FT - danneggia i riformatori in entrambi i paesi, rubando loro qualche potente arma che avrebbero potuto usare nella battaglia interna. Priva i popoli di Romania e Bulgaria dei vantaggi pieni dell'adesione. Mina l'impatto della futura adesione di altri potenziali membri, che potrebbero anche loro sperare di di aggirare i loro obblighi. Compromette il sostegno pubblico per un'ulteriore espansione in un momento in cui è già fragile. Infine, espone l'intera unione al ridicolo: come può l'Ue lottare per il primato della legge ovunque nel mondo, quando non sa imporlo ai suoi stessi stati membri?".
E' pur vero che Bruxelles ha dato un altro anno di tempo a Bucarest e Sofia per rispettare gli standard richiesti ai Paesi aderenti, ma l'ultimatum potrà avere successo, secondo il FT, solo se "le elite locali realizzeranno che hanno più da guadagnare che da perdere adottando gli standard Ue nella vita pubblica". Un processo che richiederà tempo, forse più d'un decennio, "ma la lotta deve partire ora, o potrebbe non partire del tutto".


27 giugno 2007


CORRUZIONE IN CROAZIA

Di Marina Sikora*
In Croazia, in questi giorni esce alla luce del giorno uno dei piu’ grandi scandali di corruzione e criminalita’. Al centro dello scandalo e’ il Fondo croato per la privatizzazione (HFP). L’operazione giudiziaria e di polizia chiamata “Maestro” ha portato all’arresto di sette dei suoi massimi responsabili, tra cui tre suoi vicepresidenti, sospettati di aver intascato tangenti per parecchie centinaia di migliaia di euro. Il Fondo e’ stato istituito ancora all’inizio degli anni ’90, nell’ambito del processo di riforme e di transizione della Croazia verso l’economia di mercato. Come precisato dal procuratore della repubblica, Mladen Bajic, l’inchiesta sulle attivita’ sospettose del Fondo e’ iniziata un anno fa. Con la scoperta di questo gravissimo scandalo di corruzione, il premier croato Ivo Sanader afferma che il suo governo valutera’ l’ipotesi di sciogliere il Fondo e di istituire una nuova agenzia per la proprieta’ statale e al contempo plaude l’azione “Maestro” come dimostrazione di un efficace funzionamento dello stato di diritto, come successo e determinazione del suo governo nella sradicazione della corruzione. “Questo e’ un grande passo in avanti e un forte messaggio a tutti coloro in Croazia che in modo disonesto e criminale cercano di impossessarsi dei beni pubblici e delle proprieta’ statali. Si procedera’ contro di loro con tutti i mezzi dello stato di diritto” ha avvertito il premier Sanader.
Il problema vero e’ che questa lotta alla corruzione e criminalita’ nel settore della privatizzazione subisce un ritardo di ben oltre dieci anni. Nessun dubbio che oggi la si ricolloca nel contesto di un conveniente timing elettorale. Come si puo’ leggere in un commento del quotidiano “Jutarnji list”, “il Fondo croato per la privatizzazione dai suoi inizi e’ stato una istituzione di morale dubbioso e di mosse ancora piu’ sospettose”. In vista delle elezioni viene sempre annunciata una determinata e intensa lotta contro la criminalita’ nella privatizzazione, scrive “Jutarnji list”, ma passate le elezioni la caccia ai ladri all’improvviso si ferma dinnanzi a problemi piu’ importanti che il governo deve affrontare. Lotta alla criminalita’ e diminuizione delle tasse, entrano nella stessa categoria di vane promesse che dopo le elezioni non si riesce piu’ ad attuare. Pero’ a differenza di impegni a livello di dichiarazione, ora si e’ giunti per la prima volta ad una azione che vede in manette i piu’ alti responsabili dell’ente incaricato per la privatizzazione. C’e’ da aggiungere che alcuni membri del governo e deputati del parlamento croato fanno parte del Consiglio direttivo e della commissione di vigilanza del Fondo. Certi responsabili del Fondo sono persone sospettate da anni che pero’ hanno continuato tutto questo tempo a svolgere il loro incarico. Una delle persone arrestate ne fa parte da ben 17 anni. Si tratta di un “focolaio di frodi e corruzione” ha detto il presidente croato Stjepan Mesic e ha avvertito che la lotta contro la criminalita’ nel campo delle privatizzazioni e’ ben lontana da essere terminata.
E’ chiaro che l’opposizione attacca con dure critiche chiedendo la responsabilita’ politica del Governo. Cosi’ la leader del Partito Popolare Croato (HNS) Vesna Pusic annuncia una inziaitiva parlamentare sul voto di sfiducia al Governo. Secondo lei l’arresto dei tre vicepresidenti del Fondo conferma che nello scandalo di corruzione sono coinvolti vertici dello stato poiche’ ci sono quattro ministri del Governo che fanno parte del Consiglio direttivo del Fondo. Anche il neopresidente del Partito Socialdemocratico Zoran Milanovic ritiene che il governo Sanader deve assumersi la responsabilita’ politica per la criminalita’ nell’istituzione statale nel cui consiglio direttivo ci sono quattro ministri. Secondo Milanovic il premier croato non ha il diritto di vantarsi del successo dell’operazione anticorruzione “Maestro” poiche’ tutti i meriti vanno alla Procura dello stato e all’Uffico per la lotta alla corruzione e criminalita’ organizzata. Milanovic ha giudicato le dichiarazioni mediatiche del premier Sanader “vergognose ed ipocrite”. Alla domanda dei giornalisti se l’attuale l’azione anticorruzione potrebbe allargarsi anche sugli ex funzionari del precedente governo di coalizione guidato dai socialdemocratici, Milanovic ha risposto che il suo partito e’ pronto ad assumersi la responsabilita’ di possibili irregolarita’ durante il mandato del precedente governo ma questo solo nel caso se ci saranno le giuste prove.
Nessun dubbio che l’attuale campagna contro la corruzione ha forti connotazioni politiche. Perche’ da un lato l’attuale partito governativo, l’HDZ di Ivo Sanader fortemente accusato di corruzione, vuole dimostrarsi, nel contesto elettorale, come efficace promotore della lotta contro la corruzione. Dall’altro, bisogna tener conto anche dell’immagine internazionale della Croazia e delle valutazioni che la collocano tra i paesi con altissimo tasso di corruzione. Quello che viene imposto, soprattutto nell’ambito del suo cammino verso le integrazioni europee, e’ un efficace impegno nella lotta contro la corruzione. Se le prossime azioni dimostreranno che la responsabilita’ va ben oltre i funzionari del Fondo croato per la privatizzazione e se nessuno degli accusati non godra’ della protezione grazie allo status politico, avremo la conferma di un evidente passo in avanti rispetto allo stato di diritto e maggiore fiducia nel funzionamento delle istituzioni dello Stato.
*Corrispondente di Radio Radicale


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